la "Genizah italiana".

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la "Genizah italiana".

Postby alberto » Tue May 15, 2007 7:49 pm

Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali, Università di Bologna

"Progetto per il censimento, la catalogazione, il restauro e la fotoriproduzione dei frammenti di manoscritti ebraici medievali reperiti nelle biblioteche e negli archivi italiani".
http://www.morasha.it/zehut/mp02_ghenizaitaliana.html
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La distribuzione statistica dei rinvenimenti, aggiornata alle ultime scoperte, è la seguente:
4.800 in Emilia Romagna,
614 nelle Marche,
373 in Lombardia,
106 nel Lazio,
48 in Toscana,
21 in Sicilia,
76 in Umbria,
13 nelle Venezie,
8 in Piemonte,
3 negli Abruzzo e Molise
1 in Campania.

Come appare in maniera chiara, le regioni in cui il fenomeno è più rilevante sono quelle centrali e settentrionali.

L’opinione diffusa che il reimpiego dei manoscritti ebraici fosse maggiormente concentrato nei territori dello Stato della Chiesa non è confermata dalla distribuzione dei frammenti scoperti, dal momento che più del 40 % di essi è stato rinvenuto negli archivi di Modena, una città che si trovava fuori dei confini dello stato pontificio e sotto il dominio dei duchi d’Este, mentre si raggiungono circa i quattro quinti allargandosi all’Emilia Romagna.

Le collezioni più grandi sono state rinvenute nei seguenti centri:
Modena (3.000),
Bologna (850),
Nonantola (348),
Pesaro (207),
Cremona (200),
Imola (157),
Correggio (136),
Cagli (100),
Macerata (85),
Viterbo (80),
Urbino (67),
Carpi (60),
Pavia (54),
Cento (50).

Finora sono stati pubblicati i cataloghi dei fondi di Viterbo, Imola, Nonantola, Cremona, Cento, Bologna e di un archivio di Modena. Ora stiamo lavorando alla catalogazione delle altre collezioni di Modena, città che con i suoi circa 3.000 frammenti costituisce il più grande giacimento di manoscritti ebraici riciclati che si conosca al mondo.
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Ma l’avvento della stampa non è - almeno per quanto riguarda i manoscritti ebraici - l’unico motivo del loro reimpiego. Infatti, se noi analizziamo il picco che in una determinata località segna la curva statistica del reimpiego, scopriamo sempre che essa coincide con l’inasprirsi delle misure dell’Inquisizione in quella stessa regione. Così ad esempio, vediamo che a Bologna la punta massima dello smembramento e del riciclaggio dei codici ebraici si registra tra gli anni Sessanta e Novanta del Cinquecento, mentre a Modena ciò avviene tra gli anni Trenta e Cinquanta del Seicento. Ciò non è casuale, poiché a Bologna la mano dell’Inquisizione si fece più dura contro gli ebrei proprio in quel periodo, con una serie di processi intentati dal commissario pontificio Angelo Antonio Amati e da un ebreo converso di nome Alessandro Giusti, contro il possesso del Talmud e il presunto vilipendio del cristianesimo in esso contenuto, negli anni 1567-68, con una prima espulsione degli ebrei dalla città nel 1569 e la seconda e definitiva nel 1593. A Modena, invece, la nota benevolenza degli Estensi verso gli ebrei cominciò a fare qualche crepa proprio nei decenni indicati del secolo successivo, in concomitanza con l’avvento di un inquisitore locale particolarmente duro, che prese misure drastiche contro i libri degli ebrei e riuscì - seppur con quasi un secolo di ritardo rispetto alle altre città - a far erigere il ghetto nel 1638 anche nella capitale estense. Per quanto riguarda Bologna, abbiamo alcune testimonianze contenute in fonti ebraiche contemporanee degli avvenimenti. Nella sua cronaca ‘Emeq ha-Bakah (La valle del pianto), lo storico ebreo cinquecentesco Yosef ha-Kohen ci informa che, in applicazione della bolla di Giulio III che ordinava il sequestro e la distruzione del Talmud, il primo rogo appiccato a Roma in Campo de’ Fiori nel settembre 1553, fu seguito il mese successivo da altri roghi in Romagna. "A Bologna - egli scrive - furono bruciati libri senza numero in giorno di Sabato". Un importante esponente della comunità ebraica bolognese, Avraham ben Meshullam da Sant’Angelo (o da Modena), l’anno stesso in cui subisce un processo, con carcerazione e tortura, ad opera del commissario inviato a Bologna da Roma in aiuto all’inquisitore e con la pressione del converso menzionato Alessandro, ci informa sugli ingenti sequestri di libri ebraici compiuti in quell’anno a Bologna con una lettera inviata il 12 luglio 1568 al cognato Manoach Lattes in Roma. Nel suo epistolario, pubblicato recentemente da Boksenboim, egli così scrive: "Tutti i libri sono stati sequestrati ed ora si trovano nelle mani del commissario, ad eccezione di pochi Siddurim per la preghiera". Egli in un’altra lettera scritta sul finire del 1568 lamenta la "perdita di una ingente quantità di libri, più di due casse piene; di essi parte sono stati bruciati nella piazza principale di Bologna... mentre quelli rimasti sono stati portati nel convento di San Domenico, con tutti gli altri libri della comunità ebraica di Bologna". Per Bologna noi sappiamo anche che il converso Alessandro promosse una lotta spietata contro il Talmud, sfociata nel sequestro di tutti gli esemplari e in diversi processi per le presunte parti anti-cristiane in esso contenute. Ciò trova, non a caso, un puntuale riscontro nei moltissimi fogli talmudici riciclati in questi anni come copertine di registri e rinvenuti nell’Archivio di Stato della città felsinea, che ci ha restituito la più grande collezione nota di frammenti del Talmud. Con ogni verosimiglianza, molti manoscritti di pergamena, invece di essere bruciati, furono venduti ai legatori che cercavano con interesse questo tipo di materiale da reimpiego.
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Altri frammenti sempre di questo manoscritto [Torah] sono stati ritrovati nell’Archivio Storico Comunale di Pieve di Cento.
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http://www.morasha.it/zehut/mp02_ghenizaitaliana.html

Trovo una certa analogia con l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 e
la gara di solidarietà internazionale per salvare dal fango il patrimonio librario, oltrechè artististico, della città, testimone di una civiltà. E' una iniziativa semplicemente STRAORDINARIA che va oltre l'oggetto specifico della ricerca.
Last edited by alberto on Sat Oct 06, 2007 6:37 pm, edited 1 time in total.
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Libro de Conti dei MASTELLARI 1629-1646

Postby alberto » Sat Oct 06, 2007 6:33 pm

Pieve di Cento Archivio storico Comunale:
“Archivio dell’Ospedale 6-I” Mastellari 1629-1646, titolo del registro: Libro de Conti della Tutella che fa la Sig.a Silvia Certani del Sig. Francesco Xaverio Mastellari suo figlio.

da questo registro dei conti sono stati recuperati parti del trattato TA’ANIT 11a-12b; 12b-14a; 15a-16b; 16b-19b

FONTE: Talmudic and Midrashic Fragments from the Italian Genizah: Reunification of ... Di Perani, Mauro, Sagradini, Enrica
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VERONICA MASTELLARI creditrice del padre di Pier Francesco B

Postby alberto » Sat Oct 06, 2007 6:59 pm

“Nel frattempo gli morì il padre e Pier Francesco ne ereditò la casa con i relativi debiti, contro uno dei quail, contratto con una certa Veronica Mastellari, fece ricorso in data 23 Dicembre 1617”. Intanto i lavori di restauro nel palazzo di Bentivoglio procedevano….” Pagina 241

“Da la lettera, di V.S.Ill.ma ho veduto quanto mi comanda per servitio di ms. Pier Franc.o per il debito, che tiene con la sig.a Veronica Mastellari, che se bene ho trovato durezza a disponete l’aspetarlo, di tal pagamento, niente di meno mìè stato concesso un mese di tempo, e lenirò sempre mano alle cose de detto ms. Pier Franc.o per servire a V.S.Ill.ma alla qual tanto devo, come anco per che egli conosca, che desidero il suo bene, se in altro ella mi conosce buono m’adoperi.
Della Pieve questo dì 14 Aprile 1618” Pagina 291

tratto da GUERCINO A CENTO
Poesie und Chaos: Zur anarchistischen Komponente der frühromantischen Ästhetik Di Dietrich Mathy
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